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Cronaca del conflitto

N.B.: Si consiglia la preliminare consultazione delle seguenti Schede Sintetiche

  Santojosefino

  Dom'Kana

  Kabango


Premessa

Uno dei più pittoreschi conflitti del nostro tempo fu anche il più breve del secolo scorso. Esso sconvolse un piccolo tratto dell’Africa Centrale e, oltreoceano, una repubblica fantasma. Si tratta di entità mai riconosciute dall’ONU, al presente scomparse dalla carta geografica. Il conflitto è passato alla storia (o meglio, non è affatto passato alla storia) come “la Crisi del Sud Gomowa”, dal nome del fiume che all’epoca divideva gli stati di Kabango e Dom'Kana, quest’ultimo coinvolto solo per motivi di Realpolitik in un conflitto rapidissimo e (forse) inatteso.

I fatti del luglio/agosto 1971

Partito per un tour in Centroamerica, il Principe di Kabango Joaquim Nkele è trattenuto da un disguido alla frontiera tra il Guatemala e la Republica Federal do Santo Josefino, con la quale avrebbe dovuto tentare di ricomporre una situazione diplomatica da sempre alquanto critica, per le ingerenze Santojosefiniane in molti dei conflitti di decolonializzazione che coinvolsero Kabango nel ventennio precedente.
Nella notte del 25 Luglio 1971, Nkele si vede rifiutare per la terza volta l’ingresso a Santojosefino da parte di Manuel Chang Pereira De Cervantes, a motivo della sua razza, che è anzi oggetto di grossolani scherzi accompagnati da tonanti risate e minacciosissimi insulti, patrimonio di quel bieco razzismo a cui i desperados di Pereira erano stati educati dalle campagne in Africa. Nkele riparte la stessa notte da Città del Messico alla volta di Kabango, su di un Super Constellation noleggiatogli dalla Iberia (Il "Santa Maria" EC-AIN, un L.1049E), per riferire al Dittatore e ai due Gran Cordoni quanto occorsogli a Santojosefino.
Nella storica riunione del 6 Agosto 1971, il Komit di Kabango, a firma di Rousseau Kimawa, pronuncia una “Diffida e Richiesta di Scuse” affidata alle vie diplomatiche perchè pervenga a Pereira, tramite la mediazione del Gaberon del Sud, attraverso la sua ambasciata messicana.
Egli la riceve il 18 Agosto: subito inarica i suoi collaboratori di studiare un piano di risposta militare. Ad “O Temerario”, al centro del Piazzale degli Hangar, si organizza un rogo in effige di Kimawa “e della sua cricca”, mentre dalla gigantesca e già allora fatiscente torre di controllo i potenti apparati radio, lascito della CIA, sondano la disponibilità di una sponda africana per le operazioni contro Kabango.
Questi contatti non tardano ad avere riscontro, sortendo un effetto risolutivo sulla strategia geopolitica Santojosefiniana: lo “stato” di Dom'Kana doveva, oltre ad un anno di paghe arretrate, anche la propria indipendenza all’opera prestata dai Santojosefiniani nel conflitto del 1966 (“La crisi del Gwinda”). Nulla ostando al riguardo da parte di “O Coronel” T’Chaka, leader Dom’Kanese ed amico di Pereira, il conflitto si prepara il 20 Agosto 1971 con la memorabile “Dichiarazione di Annessione e Proclamazione della Dignità Imperiale”, grazie alla quale Santojosefino diventa Impero mediante l‘annessione di Dom’Kana come colonia. Ad agevolare questo storico passaggio, i dissapori fra le popolazioni delle opposte rive del lago Kuga, retaggio di conflitti tribali già testimoniati fin dal mesolitico superiore.
Le autorità della colonia attendono ansiose l’arrivo di Pereira, iniziando lunghi riti propiziatori, e spolverando le armi che tacevano già da alcuni anni. Il problema logistico è risolto grazie ad una nuova ingerenza della CIA nelle faccende Santojosefiniane: Jeffrey Ludlum Hagan (che ad un anno dai fatti sarebbe stato radiato e privato della cittadinanza americana su richiesta del Congresso) riesce a mettere a disposizione di Pereira tre C-124 Globemaster II già in carico alla Riserva Aeronautica dello Utah, e naftalinizzati al MASDC (ora AMARC) sulla Davis-Monthan AFB.
Gli anziani cargo giungono a “O Temerario” la notte del 21 agosto, e subito iniziano le febbrili operazioni di carico del parco mezzi della FAIJ che, con la popolazione al gran completo, verrà integralmente trasferita a Dom’Kana.
É qui opportuno ricordare che Santojosefino non possedeva un esercito, bensì solamente un’arma aerea, davvero multiforme, il tutto in ossequio all’hobby dell’aeronautica di Paco Mendonça, favorito di Pereira e “Ministro dell’Aeronautica”. Con i suoi contatti con demolitori in tutto il mondo, con furti (anche appoggiati dalla CIA, che all’occasione non disdegnava di servirsi di aeromobili della FASJ/FAIJ), e ben più spesso con ricatti ai pezzi grossi dei musei di tutto l’emisfero boreale, Mendonça si procurava gran copia di velivoli che da tempo erano giunti ai limiti della vita operativa, o li avevano abbondantemente superati.
Un criminale di guerra nazista, l’ Oberst Albrecht Guggenheim di Colonia, cugino di Kurt Tank, aveva da qualche anno esulato dal Brasile a Santo Josefino, visto che Simon Wiesenthal era sulle sue tracce. Dal 1965 si occupava del rimontaggio dei citati velivoli, e di quei svariati miglioramenti agli stessi consentiti dai materiali di scarto disponibili e dai suoi estrosi progetti.
Suo compito era anche di fornire , attraverso rudimentali simulatori, un abbozzo di cultura aeronautica nonché i rudimenti del pilotaggio ai numerosi sbandati caratteriali che occupavano i territori santojosefiniani, vivendo, quando un conflitto non li impegnava, di furti in terra messicana o di altri espedienti. Va detto che, benché avessero quasi tutti imparato a pilotare su di un biplano vincolato ad una colonna intorno alla quale ruotava vorticosamente, i piloti della FAIJ mostravano indistintamente un’eccezionale abilità, che sicuramente il culto per la violenza e la innata brutalità andavano a supportare.
Come già ricordato, le forze di terra sarebbero state fornite da Franz Lehar T’Chaka: egli sfuggiva al disprezzo razziale di Pereira solo perché, durante la “crisi del Gwinda”, gli aveva salvato la vita, rimeritandosi in questo modo la benevola definizione di “l’unico negro che non meriti la morte”. La potenza militare Dom’Kanese si basava su svariati residuati grossolanamente equiripartiti tra i due “Battaglioni Popolari”.
Contrariamente a quelle avversarie, le forze armate di Kabango comprendevano anche una marina, con la quale erano presidiate le acque del lago Kuga, nel quale l’isola di Bolobolo (presidiata, sulla costa occidentale, da “De Boet”) era stata oggetto di dispute confinarie.
Più o meno gli stessi standard tecnologici erano espressi dall’aeronautica, il cui aeroporto (“Napoleon”) sorgeva nei pressi di Kabango, quasi a fronteggiare quello avversario di camp Mpulele.
La rete viaria delle due nazioni era di una elementarità sconcertante, grande spazio essendo lasciato alle colture di sterpi e di sorgo, unica risorsa agricola della zona. E’ da dire che il traffico, quasi esclusivamente pedonale o a trazione animale, non necessitava di infrastrutture più sviluppate. Ma torniamo ai fatti.
La notte del 21 Agosto iniziano le operazioni di carico della FAIJ sui Globemaster II, che si involano recando il primo carico e l’Emperador Manuel Primeiro, nuovo titolo di Pereira, che sbarca a Camp Mpulele nel primo pomeriggio del 22 Agosto: accolto dall’esercito schierato al completo, Pereira è condotto ad un bagordo improvvisato da “O Coronel” nella sua residenza omonima.
La sera stessa, tutti i velivoli ripartono per Santojosefino, e con una seconda trasvolata tutto il materiale aeronautico e la popolazione sono trasferiti. I Globemaster ritornano in naftalina a Salt Lake City, e di qui a Davis-Monthan, la notte del 26 Agosto. Guggenheim, subito all’opera, inizia il rimontaggio delle dotazioni dei Grupos. Intanto, le forze di terra vengono predisposte per le prossime azioni: per quanto lontani dagli stereotipi della arianità, i militari santojosefiniani pretendono venga sottoscritto un patto secondo il quale le armi imperiali d’aria e di terra, diverse per razza, non debbano mai interagire.
Il primo settembre i microfoni di Antenna Coronel, l’emittente nazionale dom’kanese, danno il via ad un terrificante battage psicologico, andando a rinfocolare gli antichi dissapori fra le tribù delle rive opposte, ora a buon diritto meritevoli di essere definite popolazioni. Per tre notti, la ricezione radiofonica di buona parte dell’Africa e dell’Europa mediterranea è turbata dai vaneggiamenti di “O Coronel”, tra l’altro proclamatosi Papa e Duca di Pantelleria, che, in un pessimo kabanshi, frammischia formule retoriche e formule rituali di maledizione.
Intanto, a Kabango, il Principe Nkele, vista la mala parata, convince il Komit a tentare una soluzione negoziata dell’imminente conflitto: la missione diplomatica attraversa il Gomowa il 2 Settembre 1971 alle ore 12, con l’istruzione di consegnare all’Imperatore Pereira una “Rinuncia alle Scuse”.
La sera stessa, “O Coronel” e i suoi più stretti collaboratori si cibavano delle carni degli sventurati ambasciatori (non a caso scelti tra i nemici personali di Ngumo e Ouka).
Il cattivo esito della missione non indusse Kabango ad aprire le ostilità. La mattina del 3 Settembre 1971 tuttavia l’esercito è posto in stato di allarme, e tutti i militari di Kabango (vale a dire tutti gli abitanti di sesso maschile superiori ai quindici anni) vengono dotati di un fucile flintlock ad avancarica, una più moderna carabina (solo alcune ad aria compressa) e svariate zagaglie, oltre ad una pistola Oklahoma Quercetti e ad alcuni petardi e castagnole.
Si iniziano al contempo la pulitura e riattivazione degli aeroplani della LK, gran parte dei quali giaceva inutilizzata da molti anni. Un centinaio di militari, tra soldati e marinai, è trasferito a Bolobolo, mentre la Pfeil viene tirata a lucido. A titolo sperimentale e di avvertimento, onde non sprecare preziose munizioni, le bocche da fuoco della Pfeil, dieci cannoni da 105 mm, sparano alcune bordate di semolino di sorgo su Camp Mpulele. In quel mentre, l’Oberst Guggenheim sta lavorando ad una rudimentale rampa di lancio, necessaria per la componente missilistica della FAIJ, ovvero il missile Atlas “Guggy’s Kid” (rocambolescamente rifornito di ossigeno liquido compresso sul momento con pompe a mano, e di JP-3 in luogo dell'ormai introvabile RP-1) e la V-2. Ancor prima che il suono dei cannoni della Pfeil raggiunga Camp Mpulele, sull’aeroporto inizia a piovere semolino parzialmente torrefatto: ciò provoca un certo nervosismo tra il personale santojosefiniano, ed una crisi isterica dell’Oberst (morfinomane all’ultimo stadio, nonché solito a inebriarsi con i vapori del JP3), al vedere imbrattare di poltiglia l’intera linea di volo che aveva da poco finito di lustrare.
Questo sfregio non diminuisce il fervore dei preparativi. La notte del 5 Settembre il rimontaggio delle dotazioni della FAIJ è completato, e si passa a rifornire i velivoli con le ingentissime quantità di combustibile accumulate da “O Coronel” , con baratti e ricatti, negli anni precedenti. Le forze armate imperiali sono ora pronte alla battaglia.
La dichiarazione di guerra viene affidata, come macabro presagio, ad un avvoltoio ammaestrato da T’Chaka, che la depone, insieme a ciò che restava dei diplomatici Kabanshi, nei pressi di Iwa, dopo che la zagaglia di un pattugliante della Volkspolitzie Kabanshi lo aveva costretto ad atterrare.
Alle ore 18 del 6 Settembre 1971 la guerra era dichiarata, e le ostilità non sarebbero tardate ad iniziare.


LE OPERAZIONI DEL 7 SETTEMBRE
N.B.:  Tutti gli orari in K-Time (Ora locale)

00.00

La vampata di decollo (e il conseguente incendio della “rampa di lancio”) del missile WS-107A-1 Atlas recante la capsula spaziale Project Mercury è il primo segno visibile delle ostilità; il piano è semplice: un uomo di Pereira (João Foster detto “El Manolete”) pioverà con la capsula sulla veranda pensile del Dittatore di Kabango, ucciderà Kimawa e ne assumerà l’identità, ordinando telefonicamente la resa di Kabango. Una bordata della Pfeil raggiunge tardivamente Camp Mpulele, riuscendo tuttavia a disturbare il lancio. I calcoli di Guggenheim non avevano tenuto conto di questo, né tantomeno dello stato di conservazione dell’avionica del prototipo dell’Atlas (il sistema di guida radio-inerziale General Electric/Burroughs). A dispetto del record di affidabilità stabilito nel 1959 (.988 di esattezza nei test sul campo), il computer Atlas Guidance System ha un’immediata avaria, ed i due motori vernier non sono attivati. Con la traiettoria determinata esclusivamente dagli squilibri dinamici, l’Atlas si dirige verso il Mediterraneo, completando quasi interamente la parabola di progetto, e separando la sezione di rientro sulla verticale dell’isola di Lampione. La capsula inizia regolarmente la discesa, andando tuttavia ad impattarsi su di un trullo pugliese. Ferito, Foster esce dalla capsula convinto, a dispetto della durata del volo, di trovarsi a Kabango e, vomitando improperi in portoghese e kabanshi, si avventa sul primo che incontra, un mezzadro delle Murge, gridando: “Shemaa kwa-Kimawa!” (“Portami da Kimawa”). La reazione del prestante agricoltore non si fa attendere: immobilizzato l’energumeno con un preciso colpo di zappa al coccige, lo fa tradurre immediatamente ad Alberobello dai CC giunti sul luogo dell’impatto per un controllo. Da lì, Foster sarà poi trasferito a Bari, nella cui Casa Circondariale giace tuttora sotto molte imputazioni, l’accertamento della cui veridicità è tuttora in corso da parte della Corte di Giustizia delle Comunità Europee.

00.50

I cannoni della Pfeil aprono il fuoco su Dom’Kana: lo spostamento d’aria abbatte le baracche della capitale fantasma, il ripetuto impatto dei proiettili da 105 mm fa scaturire come geyser getti di acqua bollente dalle vene idrotermali della zona, sino ad allora ignorate. Von Reisen ignora che “O Coronel” è al sicuro nella omonima residenza, della quale a Kabango si ignora l’esatta posizione .

03.00

Le vie per invadere Kabango sono due: guadare a monte del lago Kuga, o a valle dello stesso oltre le rapide di Koa, piano questo ostacolato dalla presenza di paludi estese a tutto il meridione di Kabango, nonché dalla posizione dell’esercito dom’kanese, schierato a nord di Camp Mpulele. Si decide di attraversare i Gomowa davanti al Monte Kabango, 90 metri sul livello del mare, e i due carri gettaponte AMX-30 posano un ponte di fortuna. Le truppe iniziano ad affluire presso O Coronel, in attesa dell’ordine di invasione.

04.00

In vista dell’alba, a Camp Mpulele, dove le fiamme della “rampa” sono state domate, ci si rende conto che l’Atlas è uscito di rotta. Si riscaldano gli Stuka dei Lobos, e ci si prepara ad avviare l’X-3 Stiletto: le laboriosissime operazioni di avviamento rese necessarie dalla rimotorizzazione suggeriscono il ricorso estemporaneo ad un anziano compressore Atlas-Copco normalmente destinato al pompaggio di acqua per irrigazione.

04.30

A Kabango non si dorme: alle prime luci dell’alba, una pattuglia di Bristol Bulldog Mk.IIa in volo di ricognizione scopre il ponte sul Gomowa. Informato, Le Dictateur dà carta bianca a Ngumo, che manda in ricognizione venti uomini in salvagente.

04.59

I commandos di kabango attaccano il ponte, fatto segno di un fitto lancio di petardi fumogeni “Le Dictateur”. Il presidio santojosefiniano è disorientato.

06.30

Gli Schwimmwagen typ 166 del Segundo Battaglião inseguono i commandos kabanshi. Essi, ormai disarmati, sono tutti uccisi.

08.00

Gli Stuka decollano da Camp Mpulele, con obiettivo la Pfeil. L’attenzione dei piloti è però distolta dal piroscafo “Le Dictateur” della classe Savannah, oggetto di un accanito bombardamento. Sull’allarme inviato dal piroscafo, avviene lo scramble di due Campini-Caproni CC-2. Uno impatta miseramente al suolo, alla periferia di Port Tugu, per cedimento del motoreattore, l’altro riesce ad abbattere uno Stuka dopo ripetuti urti, esplodendo però di lì a poco per danni strutturali: il CC-2 è privo di armamento, gli Stuka dal canto loro avevano a bordo solo il pilota e non il mitragliere. Il secondo velivolo santojosefiniano perde l’elica e si incendia ancor prima di infilarsi nel lago Kuga.

10.00

E’ imminente l’invasione: il Primeiro Battaglião Popular (O Patriota) è pronto a passare. I dieci Blackburn Roc kabanshi mandati a distruggere il ponte sono intercettati dai Botafogo, operanti in formazione Schwarme: di questi possono ingaggiare gli avversari solo quelli che non “aprono tutto”, visto che i tentativi di azionare la postcombustione culminano invariabilmente in una ripidissima e incontrollabile candela seguita da una fragorosa esplosione, sorte condivisa da due dei velivoli. Gli altri Botafogo, con la manetta su “military”, riescono in ripetuti attacchi frontali a distruggere ben sette Roc (che, come espressamente previsto dai lungimiranti progettisti di questo derivato del Blackburn Skua, non potevano sparare davanti a sè). Il trionfo degli aviatori santojosefiniani è di breve durata: i roventi gas di scarico del pulsoreattore ausiliario hanno danneggiato irreparabilmente la deriva ed i governali posteriori, e nel giro di pochi minuti mandano tutti i Botafogo a schiantarsi al suolo in vista di Camp Mpulele.
I tre Roc sopravvissuti al furibondo dogfight sono molto fuori rotta, e si trovano sul limite meridionale del lago Kuga. Gli equipaggi colgono un interessante opportunità tattica distruggendo (in volo rovescio) il ponte sul torrente Cimpu, un’opera di bassa ingegneria in pietre sovrapposte a secco, risalente al neolitico, del resto già pericolante. Ciò tuttavia isola il sud di Dom’Kana, in particolare il villaggio di Birogo, dove giaceva una parte delle dotazioni del Segundo Battaglião Popular, la serie di cinquanta biciclette armate.

12.00

La sfiducia che inizia a circondare l’Oberst Guggenheim ha il suo culmine quando al fallimento del “Guggy’s Kid” e dei Botafogo si aggiunge quello della V2: la potente arma, a guisa di uno spettacolare artifizio pirotecnico, si stacca faticosamente dalla rampa di lancio frettolosamente ricostruita (questa volta in tubi Innocenti) e, dopo un’ascensione verticale di circa cinquanta metri, tentenna visibilmente ed esplode con immenso fragore, mandando i frammenti a spargersi su di una superficie stimata di ottanta chilometri quadrati. Gli osservatori kabanshi, da Bolobolo, comunicano con i tam tam l’ennesimo miserando risultato.
Guggenheim, incalzato dai suoi “amici” in una protesta via via più rumorosa e minacciosa è costretto a salire sull’X-3 Stiletto ormai avviato dall’ansimante compressore, ancora connesso al velivolo. Le ultime parole pronunciate dall’Oberst sono “Ucciderò Kimawa. Sieg Heil!”. La folla si allontana prudenzialmente dalla testata pista, anche perché impressionata dal sibilo lacerante ed irregolare dei motori, recuperati da un F4H-1. L’X-3 inizia a muoversi con esitazione, trascinandosi dietro il compressore la cui manichetta era rimasta inserita nell’apposito ricettacolo. Ma ecco che dagli ugelli improvvisamente dilatati scaturiscono, con un ruggito insostenibile, torrenti di fiamma: Guggenheim ha aperto tutto, e il compressore è scagliato a distanza dai gas di scarico.
E’ noto che l’X-3, benché nettamente sottopotenziato, è un aereo per alte velocità. La spinta dei J79, più che tripla rispetto a quella degli originali J34-WE-17, e ulteriormente aumentata dalla casuale iniezione di acqua che residuava nel compressore, porta il velivolo ad un decollo fulmineo: il cinquantaduesimo ed ultimo volo dello Stiletto ha inizio. Il velivolo brucia letteralmente la pista (il cui utilizzo sarebbe stato da allora in poi problematico per la fusione dell’asfalto) in 3” netti, superando il fondo pista a circa 3000 Kmh, mentre il rivestimento in vernice ablativa inizia già ad evaporare. Si ritiene che già il decollo sia bastato ad avere ragione del provato fisico del vegliardo. Comunque, lo stiletto, da vero cavallo di razza, si immette a mach 6.4 nella stratosfera ed esce di vista.
Il cadavere di Albrecht Guggenheim sarà trovato nel relitto, contorto dal superamento della barriera del calore, nel deserto della Sarmazia, quattro anni dopo, da un pastore.

15.07

Dopo che i sistemi di allarme aereo di mezza Africa erano stati messi in allarme dall’X-3, a Kabango viene indetta una riunione straordinaria del Komit. Lo sforzo bellico avversario è stato, se non efficace, sicuramente impressionante. Si predispone una linea di difesa da Duba a Miwene, impegnando il Primo, il Quarto e il Quinto Gruppo. Il Terzo Gruppo è inviato a Tobe per procedere alla contro-invasione di Dom’Kana, mentre il Secondo Gruppo viene in parte caricato sul Vascello da Battaglia e sui prahos e trasferito a Bolobolo, che si trova ora a disporre di un Katyusha VM-13, quattro Universal Carrier e svariate decine di uomini. Il resto del Secondo Gruppo presidia Kabango.

17.17

Al largo di Port Tugu ha luogo un’epica battaglia: l’Handley-Page 0-400 delle Panteras affonda il vascello Spirit Kabanshi nonostante le poderose bordate delle batterie della nave. La scena è omerica: imbarcando acqua, il vascello si inclina e affonda, continuando fino all’ultimo a sparare. Da uno dei prahos, la Katyiusha distrugge con una spropositata raffica il bombardiere veterano della Grande Guerra. Con la nave, affondano i Bren Carriers.

19.10

Dai pressi di Nok, i razzi della Katyusha incendiano le piantagioni di alfalfa e canapa “O Coronel”. Questi, furibondo, dà ai suoi uomini l’ordine di invasione. Nel frattempo pereira e i suoi fidi, vittima di una colossale sbornia di rhum zuccherato, giacciono riversi presso Camp Mpulele, ronfando sonoramente.

20.55

Col buio, il Battaglião Popular “O Patriota” si attesta sui 90 metri del Monte Kabango. Le motoblindomitragliatrici Scotti aprono il fuoco, bombardando Miwene e danneggiando leggermente alcune opere murarie, distruggendo inoltre quasi tutti i vasi dell’annuale mostra dell’artigianato. Gli abitanti, infastiditi, si accalcano sulla “statale 4” verso la capitale, su cui, a stento controllata dai pattuglianti della Volkspolizië Kabanshi, si snoda una teoria di dromedari, muli e zebù carichi di masserizie e di persone. I santojosefiniani si trincerano, Kabango li aspetta a piè fermo.

23.48

Poco prima di mezzanotte, a sud di Tobe, passando sopra i relitti dello “Spirit Kabanshi” schiantati dalle rapide, o per mezzo di zattere e piroghe, truppe di Kabango, il Terzo Gruppo al completo, invadono Dom’Kana.

  Schema delle operazioni di terra



LE OPERAZIONI DELL'8 SETTEMBRE
N.B.:  Tutti gli orari in K-Time (Ora locale)

02.05

il 3° Gruppo attacca Birogo, un villaggio di capanne di fango e paglia, presidiato come visto da 50 ciclisti del 2° Battaglione “Adelante-Embora”. Coraggiosamente i ciclisti, montata la zagaglia, caricano, dopo avere illuminato la zona con i razzi Very, lo schieramento a cuneo del 3° Gruppo kabanshi.
E’ la prima battaglia terrestre del conflitto. L’esplosione della quasi totalità degli obsoleti fucili Flintlock ad avancarica, e la scarsa letalità delle pistole Oklahoma spinge i soldati di Kabango ad ingaggiare con i superstiti del fuoco dei Bren Carriers una furibonda lotta alla zagaglia, rinnovando scene ormai tradizionali.
La pur coraggiosa resistenza degli uomini di Dom’Kana è alfine sopraffatta. Nonostante le molte perdite il 3° Gruppo occupa Birogo, mentre un groviglio di biciclette e cadaveri è illuminato da una luna livida ed impietosa. E’ da ricordare l’esplosione di un carro Sherman ad opera di un superstite che, in un attacco suicida, esplode un colpo di Very nel serbatoio del tank, rallentato dai relitti di bicicletta tra i cingoli.

03.00

Dal Mount Kabango il Primeiro Battaglião “Patriota” attacca Miwene. I due carri Stalin ed i due Sherman del 4° Gruppo si fronteggiano. Con spettacolare manovra i capicarro si caricano a vicenda, attendendo di essere vicinissimi per far fuoco quasi simultaneamente a pochi metri di distanza. Ciò garantisce la massima letalità all’unico colpo in dotazione a ciascun carro, che ottiene un centro pieno. I quattro corazzati esplodono con spettacolari vampate che illuminano i contrafforti su cui infuria il corpo a corpo. Sulla scia dei carri avanzano, tossicchiando, le motoblindomitragliatrici, macinando i loro onesti 6 Km/h. Esse incocciano nella resistenza dei Bren Carriers: i quattro cingolati le caricano, ribaltando e schiacciando le creature dell’ingegner Scotti. Approfittando del disorientamento, il contingente anticarro santojosefiniano, forte dei bazooka Panzerschreck, distrugge, con i Bren Carriers, anche la quasi totalità dei Raketenpanzerbuchse 43 per cui questo colpo è l’ultimo di una lunga e tribolata vita operativa.

04.05

La battaglia infuria ancora. Il 5° Gruppo muove verso il 4°, mentre a guisa di frana il 1° Battaglione continua a riversare veicoli giù dal monte Kabango. I cannoni/obici Napoleon da 12,3 libbre sono voltati a mano (i cavalli ed i dromedari erano morti di vecchiaia e/o paura alle prime esplosioni) ed aprono larghi vuoti nelle file del battaglione “O Patriota”, distruggendo fra l’altro tutti i simulacri di carro “O Coronel”. Con un attacco disperato truppe scelte santojosefiniane attaccano l’artiglieria kabanshi: si tratta dei “Caballeros do Coronel”, dieci volontari che cavalcano in coppia cinque rinoceronti e sono armati di un “Bastone-Medicina” rituale, usabile anche come mazza. I cannoni, travolti dai rinoceronti infuriati dagli scoppi, sono messi a tacere, gli artiglieri sono neutralizzati da alcune precise mazzate. Il 1° Battaglião è ridotto al lumicino, ma l’alba è vicina. Il sole nascente illumina i rinoceronti imbizzarriti in disordinata fuga.

04.30

Il 1° Battaglione conta ora solo sulle quattro motoblindo superstiti, sui carri Fiat 3000, su un carro Stuart e due Half-Track SdKfz 7 - m. Zugkraftwagen 8t tedeschi. Dal canto suo, Kabango non muove il primo gruppo da Duba. I tamtam battono i rapporti mentre si dissipa momentaneamente lo spesso vapore di cordite bruciata. Il 4° e 5° Gruppo contano, nell’insieme, 2 carri Sherman, 2 lanciarazzi Katyusha, 4 Bren CarriersHalf-Track M3A1 e alcuni camion.
Portate in volo dal DC-3 di Pereira 4 bombe volanti Ohka, assicurate al vettore con canapi ritorti, decollano da Camp Mpulele. Con coraggio indomito i kamikaze, volontari ricattati da Pereira, si avventano sugli Sherman, distruggendoli senza fallo. I PZL P.11c di Kabango attaccano il C-47/DC-3 ormai sulla via del ritorno. Intervengono gli Airacomet degli Elefantes che ne abbattono 15 senza subire perdite (ci si renderà più tardi conto che a Kabango non si erano riforniti di munizioni i caccia polacchi, essendo da trentacinque anni uscite di commercio le indispensabili cartucce Wzor da 7,7 mm). Due Airacomet si schiantano in atterraggio: per questi aerei era il primo volo dopo venticinque anni di inattività.

06.00

I Fiat 3000 attaccano le Katyusha, che sparano ad alzo zero. I razzi incendiano altresì tutti gli Half-Track ed i Bren Carrier del 1° Gruppo i quali, come sempre, mantenevano lo schieramento di parata in serrato allineamento, dopo una traiettoria rasoterra di 5 km dalla periferia di Miwene fino a Duba. I lanciarazzi sono distrutti dai Fiat 3000 prima che possano ricaricare. Le motoblindo superstiti finiscono la benzina e sono fatte esplodere.

07.17

Le forze residue del 1° Gruppo aggirano da nord il Mount Kabango e si apprestano ad attraversare il Gomowa sul ponte gettato dal 1° Battaglione avversario. Al contempo, le forze del 2° Battaglião, che sostavano ancora presso “O Coronel”, sono mandate a presidiare Tunka.

07.23

I 3 Fiat 3000, lo Stuart e gli Half-Track continuano ad avanzare, aggirando con abile manovra il fianco degli avversari e distruggendo tutti i Bren Carriers. In concomitanza con questi episodi bellici vi sono vari atti di eroismo personale, specie nelle battaglie con la zagaglia: spesso la superiore qualità dell’armamento individuale dei Santojosefiniani è annullata da un preciso lancio di giavellotti avvelenati.

07.32

Crolla la resistenza kabanshi attorno a Miwene per la morte di tutti i difensori. Gli uomini di “O Coronel” fanno saltare i camion avversari, dopo avere preso possesso degli Half-Track ed essersi riforniti di benzina.

08.00

I superstiti del 1° Battaglião prendono Miwene ormai evacuata. I Blackburn Roc di Kabango attaccano Miwene, certi che solo gli avversari vi si trovino. Con mossa disperata ed analoga i dirigibili Zeppelin LZ-1 1900 del Grupo Panteras bombardano Birogo, ma sono immediatamente abbattuti dal fuoco delle armi leggere. Uno in particolare, perdendo gas da uno squarcio, saetta come un palloncino gonfio lasciato andare, emettendo, prima di esplodere fragorosamente, un lungo e straziante suono lamentoso, che provoca la reazione degli stregoni sparsi nei vari villaggi, sicuri che si tratti di un segno divino. Gli Airacomet e i Westland Whirlwind II B del Grupo Elefantes abbattono la maggior parte dei Roc, gli altri si schiantano al suolo dopo le prime picchiate, rivelando un lavoro estensivo delle termiti tropicali sulle strutture lignee. Quasi contemporaneamente, i motori Peregrine dei Whirlwind grippano come da previsioni, e gli aerei precipitano nel lago Kuga fra le grida di giubilo di quanti si trovavano a Bolobolo. Nessuno degli Airacomet sopravvive ad un secondo atterraggio.

12.00

Il 1° Battaglião si attesta a Miwene, non avendo subito danni dall’attacco aereo dei Roc. Il 1° Gruppo kabanshi è pronto ad attraversare il Gomowa. Il 2° Battaglião si attesta a Tunka. Le piantagioni “O Coronel” continuano a bruciare. Il fuoco del 3° Gruppo dal monte Lehar ha raso al suolo tutti i tipici tucul di Tolo e Bizuka. Una breve sosta permette agli stati maggiori di valutare la situazione.

14.00

I Savoia Marchetti SM-79 del Grupo Panteras attaccano e silurano la Pfeil, scampata all’attacco degli Stukas e da tempo priva di munizioni. Prima di essere distrutta, essa abbatte il Nakajima Ki-84 1a “Hayate" di scorta (ad opera dei marinai furibondi): la sua esplosione coinvolge il piroscafo “Le Dictateur” che continuava ad incrociare in zona. Da Bolobolo continua l’esasperante fuoco della Katyusha sulle piantagioni di T’Chaka, ormai interamente bruciate. I Bristol Bulldog di Kabango abbattono gli SM-79, ormai privi di scorta, e partiti senza i mitraglieri.

16.14

I Lancaster degli Elefantes bombardano Kabango. Le bombe non esplodono, essendo simulacri destinati al museo della RAF da cui i bombardieri provengono. Tuttavia la Spinning Bomb rimbalza all’interno della villa in cui era permanentemente riunito il Komit, schiacciando in successivi balzi molti pezzi grossi tra cui Von Reisen, giunto in scialuppa da Bolobolo a Port Tugu, e da lì in portantina alla villa di Kimawa, e Herminien Ouka. L’attacco dei Bulldog, rivelatisi i più efficienti tra i velivoli impiegati nel conflitto, ai Lancaster sulla via di casa non va a segno, anche ad opera dell’intervento dei Wirraway del Grupo Lobos, che distruggono sette dei biplani in collisioni successivi, le quali però ne compromettono definitivamente l’efficienza.

18.10

I Lancaster collidono in fase di atterraggio ed esplodono. La pista è ingombra di relitti. A Kabango si attende un attacco da Miwene: la parte del 2° Gruppo non inviata a Bolobolo si trincera lungo la Statale 4. Gli Autogiro La Cierva C30A tentano un attacco contro le forze di invasione. Quelli che riescono a decollare senza entrare in un distruttiva autorotazione, sono di lì a poco abbattuti da uno stormo di cavallette che provoca intasamenti ai carburatori. L’esplosione dei velivoli danneggia lievemente le uniformi di alcuni soldati, incendiando alcuni sacchi a pelo e i tetti in paglia delle case di Miwene. Il principio di incendio fa esplodere alcuni Half-Track.

19.00

Pausa meditativa: l’unica iniziativa di rilievo è l’invasione di Dom’Kana da parte del 1° Gruppo kabanshi, vanamente contrastata dai ciclomotori del presidio santojosefiniano, rapidamente fatti a pezzi.

  Schema delle operazioni di terra



LE OPERAZIONI DEL 9 SETTEMBRE
N.B.:  Tutti gli orari in K-Time (Ora locale)

01.20

I Piper L-4 Grasshopper decollati da Camp Mpulele eseguono una “sweep” sulle linee del 2° Gruppo kabanshi, fra Kabango e Miwene. Decollano su allarme i P.11c. I Piper sganciano fusti di liquido mefitico (ottenuto come sottoprodotto della canapa) misto a melassa di importazione, e poi contenitori pieni di termiti, che attaccano voracemente gli sventurati inondati dalla melma dolciastra, e ne fanno scempio. Un fitto lancio di zagaglie abbatte un Piper, un altro si schianta al suolo dopo che, per una rottura del rudimentale dispositivo di sgancio, il liquame appiccicoso ed i temibili insetti si erano riversati nella fusoliera. Intervengono i P.11c, tuttora privi di proiettili. Il pilota kabanshi è però ora dotato di alcune zagaglie e di una pistola. Il primo tipo di attacco è ovviamente vano, si accende invece un vero duello alla pistola senza risparmio di colpi tra le opposte fazioni, in conformità alla paleontologia del combattimento aereo. Va qui ricordato che i piloti kabanshi erano fanatici seguaci di un “modus vivendi” tipico della caccia francese della Grande Guerra, ed introdotto colà dal Barone Czerny, insieme ai velivoli, durante una vacanza presso Re Napoleon Nkele. Essi adottavano nomi fittizi, tipo “Le Indomitable”, “Le Grand”, “Le Courageous”, e combattevano con lunghe sciarpe che garrivano nel vento. Le vecchie Mauser di questi paradossali esponenti di una negritude del tutto ignara dei retaggi tribali abbattono altri tre Piper, perdendo però al contempo dieci velivoli ad opera della Spandau Maxim brandita dall’uomo addetto alla difesa di ogni Piper, armato anche di un inesauribile repertorio di bestemmie. Altri dieci caccia kabanshi collidono miseramente in un groviglio mortale allorché una nuvola oscura la luna piena che aveva sino ad allora reso possibile l’improbabile dogfight ed il volo in serrata formazione a cuneo dei P.11c. Peraltro i relitti dei medesimi piombano sulle forze santojosefiniane a Miwene, ridimensionando ulteriormente il miserando parco mezzi del 1° Battaglião, ridotto all’ombra di se stesso. L’immane rogo coinvolge gli Half-Track appena fatti preda di guerra ed uno dei carri Fiat 3000 1916.

02.20

Truppe messicane invadono il territorio di Santojosefino, vuoto di abitanti, riprendendo possesso del “Mal Pais”, essendo emerso il fatto che il pagamento era avvenuto con denaro falso. Santojosefino scompare dalla carta geografica: la notizia giunge a Dom’Kana alle 02.45: l’unica speranza di sopravvivenza per i Santojosefiniani sta nella vittoria.

03.00

Il 3° Gruppo attraversa il greto del Cimpu. Si ingaggia una furibonda battaglia con il 2° Battaglião.

03.10

Un gruppo di “volontari”, minacciati di atroci ritorsioni da “O Coronel”, parte a mezzanotte da Camp Mpulele e si appresta ad attraversare il Gomowa per portare rinforzi al 1° Battaglione, ora sottoposto ad un intenso fuoco di sbarramento da parte dei cannoni del 2° Gruppo kabanshi.

03.15

Un canotto Galbaleone in servizio di pattuglia scorge i nuotatori dell’opposta fazione e dà l’allarme. Interviene immediatamente la gondola scortata da tre piroghe. Si aziona il gruppo elettrogeno, che manda in acqua potenti scariche (artifizio usato in origine per la pesca). Quasi tutti sono folgorati o vittime delle zagaglie dei rematori delle piroghe. Interviene tuttavia il Convair PBY-5B Catalina, in ricognizione sulla zona, il quale distrugge la gondola atterrando su di essa, mentre un preciso fuoco di armi leggere neutralizza le piroghe. Uno sparuto manipolo di uomini in preda ai postumi di un elettroshock approda sulle pendici del monte Kabango e si appresta a raggiungere Miwene, in una tragica e barcollante corsa.

04.00

Il primo Gruppo kabanshi entra a Dom’Kana: con grande stupore degli invasori la capitale si presenta, sotto la luna piena, inondata di acque calde e mefitiche, priva di popolazione, e costituita, evidentemente a scopo propagandistico, da baracche celate da fondali teatrali ispirati a Wall Street , ora macabramente scoloriti dagli schizzi dei geyser, e gocciolanti colore. Il vento spazza le strade vuote. Il 1° Gruppo allora si slancia sulla statale Dom’Kana-Tunka, per serrare in una morsa il 2° Battaglião.

05.00

Il preciso fuoco di sbarramento del del 2° Battaglião Adelante-Erbora impedisce al 3° Gruppo di avanzare. Il fuoco dei Panzerabwehrkanone (PaK) Rheinmetall-Borsig 35/36 blocca i Bren Carriers, lo Sherman superstite distrugge un Lee-Grant ma è distrutto dall’altro, mentre dal monte Lehar i cannoni Napoleon sono ridotti a sparare noci di cocco e mitraglie di pietrame. Tuttavia il provvidenziale intervento dei residui Campini-Caproni CC-2 permette agli uomini di Kabango di restare sulla posizione: dai CC-2, decollati ai primi albori, cadono sacchi di scorpioni, uno dei quali centra miracolosamente il portello della torretta, aperto, del Lee-Grant superstite, riversando all’interno il suo micidiale contenuto. Il carro, privo di controllo, semina lo scompiglio nelle proprie linee, travolgendo e sbaragliando lo schieramento dei 7 Pak, ridotti ad un cumulo di ferraglia. Un CC-2 però perde il motore, e plana silenziosamente verso Bolobolo, accompagnato dai canti rituali dell’abilissimo pilota che ammara felicemente, mentre il suo collega è forzato ad atterrare presso Moko dall’ingestione di un fenicottero da parte del motoreattore.

05.10

Da Port Tugu i 5 motoscafi Glastron Sportsman V-191 1965 carichi di commandos partono per dare manforte ai soldati del 3° Gruppo, con l’intento di attaccare Koa e di colpire il fianco del 2° Battaglião. Ancora ignari della presa di Dom’Kana, i Santojosefiniani non sospettano l’aggiramento.

07.00

Ad ovest di Camp Mpulele, sulla strada Dom’Kana-Tunka, transita a tutta velocità il 1° Gruppo kabanshi. Il tardivo decollo del Piper scampato ai precedenti combattimenti non vale a rallentare la marcia della colonna kabanshi, nonostante un fitto lancio di pietrisco. Il Piper viene annichilito da una bordata di Katyusha.

08.00

Decolla da Camp Mpulele alla volta di Kabango un potente gruppo d’attacco: il Douglas C-47A Skytrain di Pereira, con attaccato mediante cordami il McDonnell XF-85 Goblin parzialmente annegato in fusoliera, ed una scorta di 3 Hispano E-14 (HA-200D) Saeta. E’ l’attacco finale, condotto dallo stesso Pereira, per l’occasione ammantato di una vecchia tuta per volo stratosferico rinvenuta nella capsula spaziale Project Mercury all’atto del furto, nonché di un casco per alte quote di foggia astronautica. Si ricorda al proposito che le tute di volo dei piloti della FAIJ erano affidate al gusto personale, o meglio ai furti personali laddove era possibile effettuarne: per esempio, João Foster aveva affrontato il suo volo vestito da cow-boy con abiti in cuoio pieni di frange e lustrini, ed in capo un elmetto austriaco con tanto di “spuntone”, donato da Von Reisen a uno dei piloti kabanshi abbattuti nel conflitto del ’66 dalle truppe del Gwinda, di cui si era impossessato.

08.30

L’ultimo dogfight della guerra ha inizio. Decollano i residui 3 Bulldog con gli ultimi 5 P.11c. Le Mauser degli “Indomitables Kabanshi” cantano per l’ultima volta. Il DC-3 apre il fuoco in tutte le direzioni con le svariatissime armi di bordo (ricordiamo il mortaio) facendo esplodere tutti i caccia di costruzione polacca, abbattendo peraltro anche un Saeta. I Bulldogs impegnano il DC-3 ormai a corto di munizioni, ma esso sgancia il Goblin, il quale miracolosamente non stalla e che, dopo una terrificante picchiata, riesce ad accendere il motore Westinghouse J34-WE-22. Il piccolissimo XF-85 si rivela un’arma micidiale: forte di una velocità più che tripla, abbatte i Bulldog nel giro di pochi istanti: ora la Luftwaf Kabanshi è solo un ricordo. Peraltro, il Goblin giunge immediatamente al limite dell’autonomia. Non potendo riagganciarsi al C-47, il pilota del caccia parassita si lancia. Per un caso fortuito il seggiolino eiettabile (mai manutenuto in 30 anni) entra subito in avaria e precipita su un Saeta, perdendo entrambi i piloti.

09.05

Senza incontrare opposizione, avendo annullato la forza aerea avversaria, il C-47 ed il Saeta (che fino dalla partenza perdeva fumo dalla fusoliera) giungono sopra Kabango ed attaccano alle spalle i superstiti del 2° Gruppo (che ora fronteggiava solo un carro Fiat ed un carro Stuart), peraltro anch’esso ridotto all’osso, restandogli soltanto 2 carri Sherman e 2 cannoni Napoleon, e risentendo inoltre della letale azione delle termiti nel corso della “sweep” dei Pipers. Il Saeta distrugge uno Sherman sganciando una bomba carta da 100 gr. che stordisce l’equipaggio, perdendo un alettone nel corso dello sgancio, e precipitando sul carro. Gli uomini che scendono dal DC-3 fortunosamente atterrato riescono solo in parte a scampare all’esplosione dell’aereo, fatto segno di un fitto fuoco da parte dell’ultimo Sherman e dei due ancor validi cannoni / obici Napoleon.

09.55

I volontari nuotatori giungono sul teatro dei combattimenti. Stremati, si accasciano al suolo, dopo essersi riuniti al 1° Battaglião. Una salva del carro Fiat 3000 distrugge un Napoleon, l’altro, rispondendo al fuoco, perde la culatta ed esplode uccidendo gli artiglieri superstiti. Si fronteggiano lo Stuart e lo Sherman, mentre si ingaggia una furibonda colluttazione fra i militari avversari. Il trionfo dello Sherman, il cui colpo va a segno, è di breve durata: su di esso precipita il Goblin che, privo del pilota, aveva continuato una irregolare planata. L’esplosione uccide quei Kabanshi che il corpo a corpo con i “Desperados” di Pereira non aveva già perduto. Dieci superstiti santojosefiniani, tra cui lo stesso Pereira, si avviano stancamente verso il centro di Kabango. La FAIJ raggiunge nell’oblio la LK. Il Battaglião “O Patriota” è ridotto a dieci uomini. Il Battaglião “Adelante-Embora” è forte di un carro Lee-Grant, di un 25-Pounder Field Gun/Howitzer e di vari veicoli di utilità. Il 2° Gruppo kabanshi è isolato a Bolobolo ed ha esaurito i munizionamenti. Il 1° Gruppo sta attaccando alle spalle il 2° Battaglião, cui il 3° Gruppo sta per soccombere.

10.00

I Commandos Kabanshi scendono dai motoscafi ed attaccano Koa, mettendo in fuga i diciotto residenti e dando fuoco al villaggio.

11.00

Il 1° Gruppo attacca alle spalle il 2° Battaglião, il cui 25 pounder ha al contempo distrutto gli ultimi Half-Track del 3° Gruppo. I Napoleon dal Monte Lehar tacciono ormai da tempo, avendo esaurito le polveri, ed essendo in seguito stati trascinati via dagli animali da traino imbizzarriti. Il Lee-Grant è fatto esplodere dal tiro contemporaneo dei due Sherman, uno dei quali è peraltro distrutto da una bordata del 25 libbre, rivelatosi un’efficiente arma anticarro. Il restante travolge la postazione, distruggendo il cannone e perdendo gli artiglieri: sotto la minaccia della Katyusha e dello Sherman gli uomini di Dom’Kana non si arrendono, neppure quando i commandos li attaccano con zagaglie e castagnole. Anzi, uno di loro, con un preciso colpo di Panzerschreck, neutralizza lo Sherman, prima che una bordata del lanciarazzi sovietico, rivelatosi a 40 anni dalla progettazione arma insostituibile, distrugge gli ultimi focolai di resistenza. Preso possesso delle jeep Willys MB avversarie, l’Esercito Kabanshi inverte verso Camp Mpulele dopo aver caricato i commandos ed esploso alcuni colpi di petardo in segno di giubilo.

12.00

Gli uomini di Pereira giungono alla residenza ufficiale di “Le Dictateur”, ormai evacuata. Pereira vuole uccidere Nkele e lo stesso Kimawa con morbosi supplizi. Entrambi, però, caricati su una scialuppa della Marina e con una scorta di uomini in salvagente, sono in quel momento in mezzo al lago Kuga, diretti a Nok per motivi di sicurezza. Non vi arriveranno. Il PBY-5B Catalina, dopo aver riparato i danni causati dall’impatto con la gondola, naviga a tutto motore nella loro direzione, senza potere decollare, sollevando alte scie di spuma. Nonostante il fitto lancio di petardi fumogeni da parte degli uomini di scorta, gli sfortunati governanti perdono la vita, mentre il Catalina, incendiato da un petardo “Le Dictateur”, esplode, perdendo i residui uomini in salvagente.

13.30

Mentre Pereira si proclama “Emperador de Kabango”, e costringe gli astanti ad intonare il Te Deum, gli ultimi civili kabanshi, con molti disertori, varcano i confini del paese, imitati in ciò dai corrispettivi dom’kanensi. Quando Pereira si asside sul trono, le forze superstiti stanno già attaccando Camp Mpulele, la cui dominante è costituita da relitti fumanti. Paco Mendonça si rifugia sul “Guggenheim Blitz”. Nei furibondi corpo a corpo che si accendono all’intorno dell’estroso aeromobile, fra una zagaglia ed un proiettile, egli, benché raggiunto da una castagnola, riesce ad avviare “La Meraviglia” e, in preda ad una strana euforia, con una poderosa vampata si avventa nella stratosfera a velocità altoipersonica: la fiammata annienta i residui santojosefiniani che si accalcavano intorno all’aerorazzo, l’accelerazione uccide Mendonça, il “Blitz” privo di controllo stalla nella ionosfera e, miracolosamente scampato al calore del rientro, precipita in forma di una rovente meteora sul palazzo del dittatore a Kabango, distruggendolo ed uccidendo Pereira ed i suoi 9, probabilmente già impegnati in qualche litigio sulle cariche governative da assegnare. Al contempo, i cinque Kabanshi superstiti issano la bandiera a strisce verde/arancio con occhio rosa iniettato di sangue su Camp Mpulele.

15.04

15.04: Kabango ha vinto la guerra. La Mercedes nera di “O Coronel” T’Chaka varca il confine con il Gaberon del Sud, incalzata dai rinoceronti dei “Caballeros do Coronel” che avevano miracolosamente ritrovato la via di casa.



EPILOGO

Poco importa considerare che, la sera stessa, l’esercito del Gwinda annetterà Dom’Kana, approfittando della situazione, in ciò imitato da Gaberon del Nord e Zambonia, che si divisero equamente Kabango, e bombardando a tappeto Bolobolo, su cui avevano trovato rifugio i 5 superstiti eroi di Camp Mpulele, riunitisi al 2° Gruppo.
Se una morale può essere tratta da questo conflitto, è questa:

SONO GLI ESERCITI PIU’ ARTICOLATI E DOTATI DI UN VALIDO APPOGGIO DA PARTE DI UNA MARINA EFFICIENTE A DETERMINARE GLI ESITI DEI CONFLITTI.


L’isola di Bolobolo, martoriata dai bombardamenti, avrebbe tuttavia suscitato tante e tali dispute confinarie da essere dichiarata territorio neutrale, divenendo, nel 1976, monumento nazionale e sede del Comitato Centroafricano per la OPT (Organizzazione tra Paesi Terzomondisti).